Ester: Editori e stampatori di Trento e Rovereto

ESTeR: bibliografia degli editori e stampatori di Trento e Rovereto

Nel delineare, agli inizi del Settecento, il progetto di una bio-bibliografia di ambito regionale il roveretano Jacopo Tartarotti manifestava il proposito di "fare un catalogo di tutti quelli solamente che hanno stampato o lasciato manoscritto qualche libro, benché picciolo e in ogni genere e de' morti solamente". Nominava modelli autorevoli - Conrad Gesner - e citava precedenti illustri, come la Verona illustrata di Scipione Maffei, precisando di ammettere "pur anche scrittori di poco conto e di brevi composizioni", convinto che la "cosa non dovrebbe ad alcuno dispiacere". Enunciava, infine, gli obiettivi della storia letteraria consapevolmente combinata alla storia dei libri, impegnandosi a fornire "i titoli intieri delle loro Opere, con la nota dell'anno, del luogo, e della stampa, e della forma del libro".

Il testo del Tartarotti marca il punto di avvio di una tradizione di studi caratterizzata da una persistente e fruttuosa attitudine alla redazione di strumenti bibliografici, che trova riscontro nella duplice dimensione in cui si collocano le vicende politiche e culturali trentine. Una collocazione singolare, in virtù della quale Trento, assieme a Rovereto a agli altri centri tipografici, si trova registrata nella fondamentale ricognizione di Fumagalli e compare, a pari titolo, nei lavori della storiografia tedesca che riconoscono all'antica città vescovile "l'onore di aver posseduto la prima stamperia non solo del Tirolo ma dell'intera Austria".

 

L'esperimento di Tartarotti era stato anticipato, su un piano diverso, dall'intervento di Giovanni Benedetto Gentilotti che, nei primi anni del secolo XVIII, si era distolto per breve tempo dai suoi compiti di prefetto della biblioteca imperiale di Vienna allo scopo di sistemare e descrivere la raccolta dei codici del vescovo trentino, compilandone un catalogo pubblicato a qualche decennio di distanza da Bonelli. Nella sequenza si inserisce anche il triplice contributo di Mariano Ruele - contemporaneo di Tartarotti e in diretto contatto con lui - al "singolare repertorio" di opuscoli e fogli volanti ideato da Giovanni Cinelli Calvoli.

La scomparsa prematura del brillante erudito roveretano impedì la prosecuzione dell'opera; in seguito essa avrebbe trovato realizzazione nell'imponente e ancora inedita produzione del poligrafo francescano trentino Giangrisostomo Tovazzi. Da quel momento, comunque, l'intento di registrare sistematicamente - o per ambiti disciplinari - il patrimonio bibliografico trentino ha costituito una pratica corrente nella produzione locale. In tempi recenti ha ispirato alcuni degli obiettivi cruciali nella programmazione culturale pubblica, realizzati attraverso una politica bibliotecaria fondata sulla diffusione capillare delle strutture e sulla costruzione di un catalogo collettivo.

Di certo aveva già trovato un proficuo campo di applicazione nei periodici storico-letterari editi a Trento e Rovereto nell'ultimo quarto dell'Ottocento, giungendo fino al recente esperimento di annalistica tipografica condotto con dichiarato riferimento al modello della bibliografia materiale, passando attraverso i progetti editoriali ideati negli anni Trenta e dedicati, peraltro, alla produzione corrente. Un'attenzione intermittente, ma di sicura qualità scientifica è stata riservata ai temi della produzione libraria e alla ricostruzione delle raccolte pubbliche e delle collezioni private.

Non sono mancati lavori sull'attività delle tipografie trentine fino agli inizi del secolo XIX, mentre un capillare intervento di catalogazione si è riversato in numerosi contributi di taglio specialistico, dedicati principalmente alle raccolte di incunaboli, di cinquecentine, di fonti liturgiche a stampa. Uno spazio maggiore, in definitiva, deve essere ancora garantito alle trattazioni delle questioni legate al controllo e alla censura, come agli studi approfonditi sulla circolazione e sul commercio dei libri.

 

In generale e fino all'ideazione del progetto ESTeR, negli studi sulla tipografia trentina ad argomenti convenientemente trattati si alternano settori scarsamente illuminati e tale oscurità si addensa proprio a partire dal momento in cui i soggetti attivi si moltiplicano e la produzione editoriale registra un sensibile aumento.

Gli strumenti della ricerca

La base imprescindibile e la delimitazione naturale di questo lavoro è rappresentata dalle rete delle biblioteche pubbliche, laiche ed ecclesiastiche del Trentino, integrata dalle raccolte storicamente prossime e culturalmente contigue; in particolare, dalla struttura informativa avanzata di tale rete elaborata nel corso dell'ultimo ventennio dagli operatori delle biblioteche aderenti al sistema del Catalogo bibliografico trentino.

Per le biblioteche più ricche di fondi antichi, si è inoltre ritenuto opportuno estendere la ricerca anche ai relativi inventari e cataloghi cartacei, al fine di individuare quelle pubblicazioni di carattere minore (calendari, almanacchi, fogli volanti) che in molti casi non sono state ancora oggetto di recupero catalografico on line. L'indagine ha quindi coinvolto la biblioteca del Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck che, in virtù di una sua particolare vocazione, si è rivelata particolarmente ricca di materiale 'minore'.

Nel novero delle fonti rientrano inoltre a pieno titolo i cataloghi, le bibliografie, le fonti documentarie, le fonti paratestuali interne, oppure le fonti esterne. Fra queste ultime un ruolo primario è attribuibile alle carte d'archivio, all'interno delle quali è opportuno distinguere tra fonti intenzionali, vale a dire dichiarative d'intenti, nel senso che preludono o prefigurano l'attuazione di opere a stampa, e fonti conseguenti, così definite in quanto registrano una avvenuta produzione di libri.

Diseguali per approfondimento, per completezza, per attendibilità, gli strumenti messi a disposizione dalla produzione bibliografia locale offrono comunque una solida piattaforma di conoscenze. È bene precisare che in questa categoria non rientrano soltanto le pubblicazioni con intenti dichiaratamente enumerativi, ma anche quei lavori di impianto storico, letterario o biografico che completano la loro indagine con segnalazioni bibliografiche rivelatesi di grande interesse.

Le delimitazioni cronologiche e territoriali

Le delimitazioni cronologiche del censimento sono strettamente legate allo stato delle conoscenze circa lo sviluppo dell'attività editoriale nel Trentino di antico regime.

Sui prototipografi trentini di origine tedesca, sulle circostanze drammatiche del loro esordio nel Principato e sull'esiguo repertorio delle loro edizioni, gli studi disponibili hanno fatto sufficiente chiarezza. Allo stesso modo sulla stasi produttiva cinquecentesca, durante la quale, analogamente a quanto accadde in centri della Terraferma veneta e del Friuli, "non vi fu stampa" per molti anni con la non rilevante eccezione della tipografia condotta a Trento dai Gelmini di Brescia, a causa del timore indotto nelle autorità politiche e religiose dal diffondersi delle idee luterane. La stretta vigilanza ecclesiastica ebbe in effetti un peso determinante nell'ostacolare i progetti dei tipografi di installarsi a Trento, ma non meno sfavorevole si rivelò la ristrettezza del locale mercato librario, a movimentare il quale giunse, per un periodo assai breve, la singolare iniziativa dello stampatore ebreo Jacob Marcaria a Riva del Garda.

L'indagine della produzione locale nel secolo XVII è resa agevole dal fatto che l'attività complessiva coincise quasi esclusivamente con quella della stamperia Zanetti: attive in quel secolo furono anche le tipografie Alberti e Vida oltre a Parone e Goio che diedero inizio alle loro imprese negli ultimi decenni del Seicento.

L'inizio di un effettivo censimento bibliografico trentino, che abbia a che fare con più centri editoriali e diversi tipografi, si concretizza a partire dai primi anni del secolo XVIII e si rende maggiormente evidente in coincidenza con il momento di svolta che, proprio attorno alla metà del secolo, caratterizza la situazione politica, economica e culturale.

A questo torno di tempo si deve fare riferimento, quando si constata che, pur giungendo attutite ed ampiamente diluite dal tempo e dalla tradizionale diffidenza verso il nuovo e l'importato, le nuove impostazioni filosofiche ed ideologiche cominciarono a produrre anche in ambito locale un clima non sfavorevole alla fioritura degli studi, al risveglio del dibattito, mettendo in movimento l'ambiente culturale nel suo complesso.

Il fenomeno principale alla base di questo nuovo fermento fu l'intensificarsi delle relazioni letterarie e scientifiche tra molti studiosi trentini ed alcuni rappresentanti della cultura italiana ed europea, che provocarono un rinnovato interesse per le ricerche storiche e un nuovo atteggiamento critico nei confronti della tradizione.

Non a caso, nel corso del secolo il clima culturale nelle città di Trento e Rovereto assunse caratteri e tendenze profondamente diversi. L'ambiente della piccola capitale del Principato era fortemente caratterizzato dalla presenza degli uffici curiali e dall'azione di Francescani e Gesuiti, che orientavano gli studi di carattere sacro alla difesa dei dogmi della teologia tradizionale e quelli di orientamento storico alla conferma ed alla celebrazione dell'indipendenza e della potenza della Chiesa tridentina nel corso dei secoli. Come in Italia un secolo prima, così a Trento "altro non si stampava se non libri in diminuzione dell'autorità secolare e in esaltazione dell'ecclesiastica".

A Rovereto, la più autorevole istituzione culturale della regione, l'Accademia degli Agiati fondata nel 1750 era destinata a diventare il centro di un dibattito intellettuale che oltrepassava i ristretti confini locali, alimentando una cultura nella maggior parte dei casi bilingue e bifronte e favorendo l'assurgere della città negli anni centrali del Settecento a "snodo fondamentale nel commercio librario tra il Veneto e il settentrione europeo".

La questione di una coerente delimitazione spaziale si rivela, in un certo senso, meno impegnativa. Il Trentino (nel senso corrente della definizione) corrisponde a quel territorio limitato sul quale può esercitarsi con qualche possibilità di riuscita un'indagine bibliografica di questo tipo, anche se non appare trascurabile la circostanza che il Trentino di antico regime offra un’immagine di compattezza territoriale, non certo politica e giuridica.

Dall'inizio del secolo e fino alla traumatica irruzione napoleonica del 1796 il territorio trentino non si presentò né dal punto di vista costituzionale, né sotto il profilo giuridico come un complesso unitario e organico.

La carta politica della regione era occupata in parte non irrilevante dai domini diretti del conte del Tirolo, titolo assunto a partire dal 1665 dal ramo principale degli Asburgo d'Austria. Essi comprendevano le giurisdizioni cittadine e feudali ai confini d'Italia, le più importanti delle quali erano la pretura di Rovereto, la contea di Arco e la signoria di Primiero, che confinavano con lo stato veneto. Di pertinenza tirolese erano anche numerose signorie feudali situate nelle valli alpine, di cui erano detentori gli esponenti di antiche casate nobiliari. Ma esisteva soprattutto uno stato ecclesiastico il cui sovrano era il vescovo di Trento. Costui era principe del Sacro Romano Impero e come tale esente da ogni autorità superiore che non fossero l'imperatore e i tribunali dell'impero. Al tempo stesso era confederato della Contea del Tirolo e partecipava alle diete dei ceti provinciali che si tenevano a Innsbruck.

Egli controllava direttamente o tramite signori da lui infeudati un territorio relativamente vasto che - interrompendo la continuità territoriale della contea del Tirolo tra il Viertel di Bolzano e le giurisdizioni ai confini d'Italia - comprendeva la città di Trento e la sua pretura, la valli Giudicarie, di Ledro di Fiemme e di Cembra, gran parte della val di Non e della valle Lagarina, Termeno, Pergine e Riva del Garda.

 

Dal punto di vista ecclesiastico la diocesi di Trento - come del resto quella di Bressanone, che si estendeva a gran parte del Tirolo settentrionale - era molto più vasta del dominio temporale del principe-vescovo. Essa inglobava, oltre ai distretti trentini già ricordati, il tratto atesino superiore con Bolzano e Merano, ma lasciava l'intera Valsugana alla diocesi di Feltre e alla diocesi di Verona una ristretta porzione a ridosso del monte Baldo. La Val Venosta dipendeva invece dalla diocesi di Coira nei Grigioni.

Sul piano del diritto esisteva un'evidente separazione fra l'area di giurisdizione tirolese e area trentina, anche se questa non aveva alcun rapporto con la separazione politica tra la contea del Tirolo e il principato vescovile di Trento. A nord della città di Trento era in vigore come legge fondamentale la Landesordnung tirolese del XVI secolo; invece sia i territori del principato vescovile, sia Rovereto e il resto dei confini d'Italia dipendenti dalla contea tirolese avevano propri statuti, scritti in lingua italiana, che richiamavano nelle loro caratteristiche essenziali la legislazione statutaria delle città dell'area veneta e lombarda.

Pagina pubblicata Martedì, 23 Gennaio 2018 - Ultima modifica: Martedì, 08 Maggio 2018

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