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Incunaboli

   Il fondo comprende 536 esemplari relativi a 510 edizioni del secolo XV, raccolte in 470 volumi. In 109 di questi si trovano legate con edizioni dei secoli successivi.
La sua attuale consistenza è il prodotto dell'unificazione delle diverse raccolte che costituirono il nucleo originario della Biblioteca comunale di Trento: la Gentilottiana, la collezione donata da Antonio Mazzetti e, in modo particolare, la biblioteca vescovile, che con le sue 363 edizioni, raccolte in 272 volumi, pari a circa il 68% dell'intero fondo, ne rappresenta la quota preponderante.
G 1 a 21 Hartmann Schedel, Liber chronicarum, in tedesco. Nürnberg, Anton Koberger, 23 dicembre 1493Sono circa un centinaio gli incunaboli di cui, al contrario, si ignorano le modalità di acquisizione; alcuni sono già presenti nel catalogo compilato da Albertini e de Romedis nella prima metà dell'Ottocento; altri, nominati nel catalogo del 1875, risultano in biblioteca prima di quella data. Molti di questi - di identico formato (quarto) e di consistenza piuttosto esigua (4, 8, 12 carte) - presentano la stessa caratteristica legatura ottocentesca in cartoncino e affinità di contenuto (in gran parte orazioni) che lasciano presumere un intervento di smembramento di un unico volume miscellaneo.

>> Catalogo degli incunaboli della Biblioteca comunale di Trento (.pdf, 560 KB)


La storia

Una serie di avvenimenti, in parte casuali e legati alle vicende biografiche dei protagonisti e in parte connessi alle tumultuose vicende seguite alla secolarizzazione del principato vescovile nel 1803 e dal rapido alternarsi - nel decennio successivo - dei governi austriaco, francese e bavarese fanno sì che, all'inizio del secolo XIX, una grande quantità di libri si trovi sostanzialmente senza proprietari e ammassata nei locali del Seminario vescovile di Trento (già collegio dei Gesuiti).
Dal 1803 al 1810, vi furono in più riprese concentrate le biblioteche dei conventi e degli istituti religiosi secolarizzati in forza del Recessus Imperii.
Nel 1806, inoltre, fu destinata alla pubblica disponibilità a gloria di Dio ed a vantaggio della patria la raccolta formatasi attorno ai libri del vescovo Giovanni Benedetto Gentilotti. La biblioteca, frutto di una lunga attività di studioso, bibliotecario e collezionista, svolta fra Salisburgo, Vienna e Roma, era rimasta legata in fedecommesso perpetuo alla famiglia e ulteriormente accresciuta dai suoi discendenti.
Già nel 1796, al tempo della prima irruzione francese, il Castello e la sua suppellettile avevano patito danni ingenti e perdite non precisabili. Nel 1805, come noto, venne trasferito a Innsbruck e successivamente a Vienna l'archivio del Principato e la stessa sorte toccò, forse perché collocati con quello nella torre del Castello, a una parte dei manoscritti della raccolta episcopale. I materiali a stampa – con l'eccezione di alcuni - non vennero asportati e furono anzi oggetto di un lavoro di ordinamento affidato al barone Antonio Gaudenti Roccabruna con la collaborazione dell'attuario vescovile Pietro Tosetti.
Nel 1809, infine, la Biblioteca vescovile venne definitivamente smantellata e dopo una storia secolare lasciò la sua sede originaria nel Castello del Buonconsiglio per essere trasportata -assieme alle raccolte dei Minoriti e dei Somaschi - nel Seminario vescovile.
Nel 1810 giunsero in quella sede i libri provenienti dalla biblioteca del convento degli Agostiniani di S. Marco, dal convento francescano di S. Bernardino e da quella dei Cappuccini di Trento, concentrando così tutte le biblioteche cittadine nei locali del Seminario, in attesa che si chiarisse a chi spettasse la proprietà di questa importante e consistente raccolta libraria reclamata dalla città che voleva istituire una biblioteca pubblica cittadina, dal Governo di Innsbruck e dal Seminario stesso.
Nel 1822 la questione della proprietà delle varie raccolte librarie della città si risolse almeno temporaneamente: il Capitanato circolare assegnò al Seminario le raccolte dei Gesuiti e dei Domenicani e fece trasferire nella biblioteca pubblica in via di allestimento, i libri della Biblioteca vescovile, quelli provenienti dalle istituzioni religiose soppresse e quelli della famiglia Gentilotti, salvo alcune opere di carattere teologico che rimasero al Seminario.

 

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