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La biblioteca vescovile

Costituita per gran parte da manoscritti del secolo XV, la raccolta presenta la fisionomia di una biblioteca ecclesiastica, cresciuta attorno a un nucleo centrale di consultazione compattamente latino, con impercettibili presenze di testi greci e in volgare italiano e una ridotta rappresentanza tedesca, malgrado l'ininterrotta sequenza di prelati provenienti dalle terre dell'Impero designati a ricoprire la dignità episcopale.

Usuale, per il tipo di utenza e di collocazione, deve essere considerata la preminenza della classe teologica, seguita in ordine descrescente da letteratura, storia, liturgia, diritto e filosofia, scienze naturali, medicina, e geografia.

Per quanto riguarda l'origine, i codici vescovili sono riferibili alla produzione locale in misura poco significativa, certo inferiore alla presenza della tradizione scrittoria nord-italiana. Molto più riconoscibile e influente invece l'attività riconducibile all'area tedesca meridionale e direttamente al Tirolo; a tale ambito territoriale e culturale rinviano le esplicite sottoscrizioni, le caratteristiche della scrittura e della confezione di numerosi codici; più in generale l'origine stessa di molti vescovi trentini e i naturali legami che si stabilirono e mantennero con quelle comunità politiche ed ecclesiastiche.

La storia

Le inclinazioni, gli interessi, le scelte dei vescovi che concorsero alla sua formazione sono rispecchiate nel lento costituirsi della biblioteca vescovile trentina fra Tre- e Quattrocento.

Prognosticon super AntichristiDapprima in forma frammentaria ed episodica, poi in maniera più coerente e consapevole, si rende chiara l'adesione a un canone riconoscibile, come accade per l'incremento – più di cento manoscritti e oltre trenta incunaboli – recato alla biblioteca dal vescovo assiano Iohannes Hinderbach (1465-1486) sul versante degli autori classici e degli storici. Le sue scelte sono, altresì, da mettere in relazione con l'interesse dichiarato per gli esponenti del primo umanesimo italiano.

(Nella foto: Prognosticon super Antichristi adventu Iudaeorumque Messiae, secolo XV. BCT 1-1659)

L'incremento più significativo alla libraria vescovile venne dall'opera di Bernardo Cles (1515-1539) che con mezzi decisamente superiori e grazie alle sue ampie ed influenti relazioni estese la dotazione a circa mille volumi, fra manoscritti e opere a stampa. L'accrescimento della raccolta di manoscritti riconducibile al suo intervento raggiunge i cinquanta titoli, ma si tratta in massima parte di brevi composizioni encomiastiche in versi, di scritti di polemisti antiluterani.
L'età clesiana sembra rappresentare l'apice nella parabola secolare della biblioteca vescovile, il cui declino accompagna quello delle fortune politiche del Principato.

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